MAI PIU’ IN SILENZIO: “VOCI E VOLTI CONTRO IL FEMMINICIDIO”. Intervento del coordinatore dell’Associazione Unitre “Empedocle” Favara al convegno sul femminicidio organizzato dalla parrocchia B.M.V. delle grazie di Favara.

L’Unitre Empedocle Favara (Università della Terza Età) e la Parrocchia B.M.V. delle Grazie di Favara, oggi assieme per parlare di un argomento di grande attualità vitale che sta dilagando e divenendo una vera piaga della società moderna, e cioè ” Il Femminicidio”.
Prima di entrare nel merito, intanto, porto e porgo i più cordiali saluti del Presidente Dott. Diego Caramazza, perché assente, di tutti gli iscritti Unitre e quelli miei personali …a questa meravigliosa Comunità, alla quì presente delegata alle Pubbliche relazioni Avv/ssa Antonella Vita, sempre attiva e valida nel suo ruolo di coordinatrice, e al nostro Monsignore don Lillo Di Salvo… con i migliori auguri di buona salute…che ho sempre stimato e considerato uno dei “Preti di Frontiera” più attivo della nostra Città di Favara per avere saputo instaurare con essa un dialogo leale ed umano, nonché amichevole e fi duciario con i tanti ragazzi che vi frequentano.
Accettando l’invito di Mons. don Lillo Di Salvo, l’Unitre assolve a un duplice scopo, cioè mette in atto i principi per i quali è stata costituita, da una parte, e contribuisce alla crescita civile e morale di una società un pò distratta in un momento particolare di sregolata “evoluzione”, dall’altra.

Forse, molti di voi non sanno che cos’è e cosa ha fatto e si propone di fare l’Unitre a Favara. Nata dieci anni fa da un’idea di 15 professionisti pensionati, oggi è un’ Associazione che conta più di cento associati.
Apolitica, aconfessionale, senza scopo di lucro, l’Unitre è stata costituita al fi ne di creare un punto di collegamento culturale, professionale, umano e sociale con le Istituzioni, con le Famiglie, con la Scuola, con la Chiesa, con la gente, con le giovani generazioni, in modo particolare, e di bypassare a loro le esperienze di vita vissuta e di professionalità conseguita dai propri associati, aiutando la città a crescere e a migliorare la vita di tutti i giorni.
Ci siamo?
Certo, non spetta a me parlare dell’Unitre, in quanto parte interessata, vi dico solo che essa si è conquistata una bella nomea, spaziando dal campo socio culturale, a quello eco- scientifi co- sanitario, a quello artistico culturale attraverso incontri e confronti con le Istituzioni, con le Scuole, con i giovani e con gli stessi ragazzi, soffermandosi anche sui problemi giornalieri con piccoli atti di solidarietà verso i più bisognosi.
Ricordo che proprio sul femminicidio, assieme alle Scolaresche delle Scuole di ogni ordine e grado di Favara, alle stesse Istituzioni, alle Autorità Cittadine, alla Chiesa, agli associati… l’Unitre ha programmato e realizzato una importante manifestazione di richiamo e di coinvolgimento cittadino in Piazza della Pace dove ha voluto collocare una Panchina Rossa contro il femminicidio di ogni razza e colore con l’intento di volere inculcare sul grande pubblico presente il concetto della sacralità della vita e del rispetto della donna, sia come creatura di Dio che come madre e fonte di vita, nonché di lasciare un ricordo visivo che possa attirare la mente ed il pensiero dei passanti nel leggere quella frase che, a carattere cubitale, con essa si è voluto imprimere e lasciare nel tempo :
“STOP AL FEMMINICIDIO”!
Tutto ciò basta?
Io dico no…. ciò non basta… in quanto questo male oscuro che attanaglia le nuove generazioni, in modo particolare, non è estirpabile né con la forza fi sica o meccanica, né tantomeno con qualche tipo di medicinale o di veleno…. ma è un male profondo che si è impossessato e si impossessa del sub conscio dell’uomo rendendolo simile alla bestia e portandolo a commettere i più efferati crimini contro l’umanità..a uccidere il suo grande amore…la mamma dei suoi figli………a distruggere la sua vita….il suo avvenire….i suoi stessi sogni e che si può abbattere solo con la ragione, con l’amore, con il dialogo, con il buon senso, con l’esempio di una vita sana e familiare, con il rinsavimento della stessa Società.

Vedete ….per semplicità ….. molti sostengono che si arriva a questo crimine per gelosia, per pazzia, per spirito egocentrico di comando sfrenato, per ignoranza, per un senso di possesso incondizionato senza speranza di potersene liberare …..io dico…anche e in modo particolare.. perché in generale la famiglia ha perso il suo amalgama di coesione affettivo e naturale, specie quelle che si reputano moderne dove i fi gli crescono soli, i padri e le madri vivono i loro problemi, i nonni sono considerati scarti da rottamare o da ricoverare presso case di cura, dove tutto va alla malora, dove la televisione con il suo “vociare” ha fatto perdere il piacere di stare assieme…anzi… addirittura … ha diviso tutti …. ognuno ha il suo apparecchio, il suo cellulare, ognuno dialoga con sé stesso e per i fatti suoi … entra ed esce a qualsiasi orario del giorno e della notte senza dare conto a nessuno….addirittura spesso si va a vivere da soli …. senza il consenso della famiglia.
Certo, fortunatamente le nostre famiglie sono molto diverse, ma mi sia consentita una domanda provocatoria:
“Quanti di noi genitori abbiamo guardato o guardiamo l’orologio quando i fi gli rientrano tardi … Sappiamo con chi escono …Verifi chiamo se rientrano sempre sobri … Sappiamo come vanno a scuola e se ci vanno sempre …. se fanno uso di droghe… Conosciamo i loro problemi …… riusciamo a dialogare con loro …….e loro con noi?”
Certo, non è un rimprovero per nessuno….ma una constatazione della grande importanza della famiglia, così come della Scuola, della Chiesa , delle Associazioni, delle Istituzioni, della stessa Società.
Dobbiamo convincerci che la vita non è cambiata da sola… ma abbiamo contribuito tutti noi concedendo più del dovuto….anche non potendolo o non dovendolo fare?
” Chiddu ca un nappi ì………..a me fi gliu un ciava a mancari!”!
Questo è stato il motto degli ultimi trent’anni…e così si è realizzato il boom delle chimere volanti …dal cavalluccio di pala di fi chidindia, dal circolo di ferro, si è passati allo sputnik volante, lottando contro tutto e contro tutti …. persino contro ” u prufi ssuri” ….che aveva messo il voto basso al fi glio…” picchì ci laviva ncapu a panza!”
E non fu per cattiveria, nè per “vapparia”, ma per una specie di riscatto generazionale che portò chi aveva sofferto la fame a dare tutto ai propri fi gli …a scapito del giusto rigore familiare, del misurato affetto genitoriale, del dovuto controllo civile…arrivando al paradosso …” pani no’….bicicletta sì”.
A mio modo di vedere, oltre la famiglia, anche la Scuola, la Chiesa, le Istituzioni, la stessa Società, le persone nell’insieme… il migliorare della vita, i facili costumi – del “tutto si può comprare “-, le stesse guerre….un complesso di fattori hanno contribuito ad accrescere questo lassismo generale che, oltre a farci perdere il senso del vivere civile ed i veri valori della vita, sta spingendo la Società verso il baratro, di cui, senza dubbio, il femminicidio è uno degli aspetti peggiori.

Ecco perché l’incontro di oggi ha un’importanza straordinaria perché segna una strada obbligata da perseguire, ecco perché va fatto un plauso particolare a Don Lillo, all’Associazione contro Antiviolenza e Antistalking, alla famiglia Quaranta …. in modo particolare … a cui va la solidarietà personale e quella di tutti gli associati dell’Unitre, di cui Lorena viene considerata parte integrante delle nostre famiglie.
La loro presenza dà valore e consistenza a questa battaglia da noi intrapresa.
Tutti (Famiglia, Chiesa, Scuola, Istituzioni, Società civile, Associazioni, ecc) abbiamo il dovere di fare quadrato….dobbiamo assieme ai giovani riscoprire i veri valori della convivenza sociale e della stessa nostra esistenza in cui il senso della famiglia, della libertà, della vita, del credo civile e religioso, dell’onestà, del dovere civile, del rispetto verso se stessi e verso gli altri, verso i beni comuni ….. siano i capisaldi di una sana società.
Dobbiamo riguadagnarci la fi ducia …. o meglio …. riconquistare la confi denza che avevamo con i nostri fi gli, quando erano ancora piccoli, per potere parlare con loro dei loro problemi, per poterli aiutare ancor prima che si arrivi all’irreparabile, per comprendere i loro disagi, per abituarli a ragionare con la testa e non con i sentimenti, per sapersi difendere ed avere il coraggio di denunciare – se necessario – questi pazzi schizofrenici a ché vengano isolati in tempo debito.
Difficile?
Dipende da noi!
Certo, tutti assieme ce la possiamo fare…io dico …ce la dobbiamo fare per combattere questi mali oscuri che sembrano incurabili, per aiutare i nostri fi gli, per aiutare noi stessi, per aiutare la società.
Avanti tutta…..noi ci siamo!

